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I Cognomi

1. AGOSTINIS (1821-1998, 160, 2.9%, 23)

Di trasparente origine patronimica26, è cognome ubiquitario in Italia nelle varianti Agostini, De Agostini, D'Agostino etc.. AGOSTINIS ne rappresenta la variante tipica friulana (131 presenze in Friuli su un totale di Italia), abbastanza diffusa in tutta la regione e probabilmente proprio di origine carnica: a tutt'oggi, la sua frequenza nei comuni di Prato Carnico (21) e Zuglio (17) è particolarmente rilevante.

1911. Famiglia Agostinis Pirucèlo
1911. Famiglia Agostinis Pirucèlo

Il cognome è stabilmente presente a Collina da circa 180 anni, proveniente da Forni Avoltri e da Frassenetto: la tradizione di famiglia – peraltro in accordo con la statistica citata sopra – ne colloca tuttavia l'origine primaria in Cjanâl, con ciò a Collina intendendo la Pesarina o Canale di san Canciano (Prato Carnico).
La prima menzione in anagrafe risale al 180127 (Apollonia di Agostino, morta sedicenne), ma è assai dubbio che all'epoca la famiglia fosse residente a Collina: questa registrazione anagrafica è in effetti di vent'anni anteriore alla comparsa stabile. Nel 1821 e nel 1856 si insediano a Collina due diversi Agostinis, Giuseppe (1790-1849) e Pietro (1826-1903). Entrambi risultano figli di un Agostino da FA: tuttavia, la considerevole differenza di età e la diversa provenienza (Giuseppe proviene da Forni Avoltri, Pietro da Frassenetto) fa escludere la parentela stretta.
I due immigrati danno origine ai distinti rami degli Agostinis tuttora presenti nelle rispettive case FÂRI (120) e PIRUCÈLO (110), entrambe a CP. Giuseppe, che subentra nella casa già denominata Fâri, è fabbro a sua volta, accompagnato anche in anagrafe dalla nota “vulgo Ferro”. Altre case/casate legate alla famiglia sono VIDÀRIOS (101), ‘SECÀRT (111), FUSÉT (134, 242) e TÒCH (206).

2. ANGELI (1831-1956, 22, 0.4%, 4)

È cognome abbastanza comune (3978 presenze sul territorio nazionale), con un'area di diffusione prevalente nel centro-nord. La presenza in Friuli (234)28 non risulta statisticamente significativa, mentre nell'anagrafe di Collina è marginale.
Anagraficamente, la comparsa stabile a Collina risale al 1887 (Giovanni Battista di Niccolò, cg. Caterina Mazzocoli fu Daniele). Probabilmente la famiglia è già presente intorno al 1860, dopo il matrimonio di Niccolò di GioBatta da Cesclàns (padre del Giovanni Battista di cui sopra) con Caterina di Corona: tuttavia la presenza stabile a quel tempo non è documentata.
Scomparso il cognome da Collina nel 1956 dopo due sole generazioni, la famiglia ha dato nome alla casa/casata di ĞUANÀT (122).

3. BARBOLAN (1594-1999, 824, 14.9%, 104)

Tuttora largamente presente a Collina, è in assoluto il primo nome che si incontra in anagrafe (Antonio di Leonardo, n. 1594), nonché il più frequente. Si tratta di un endemismo, con tutta probabilità autoctono: su un totale di 16 presenze in Italia, 5 sono a Collina e i restanti 11 sono tutti emigrati o discendenti di emigrati.
L'esistenza in loco di più nuclei familiari alla fine del ‘500 lascia supporre una presenza già allora consolidata nel tempo e databile ad almeno tre generazioni addietro, ragion per cui la famiglia Barbolan può essere annoverata, al pari di altre sei o sette, fra le “fondatrici” (od almeno primordiali) di Collina, come già descritto nel capitolo relativo alle origini storiche della villa.
L'origine del nome è, manco a dirlo, incerta. L'antico, latineggiante BARBULA/BARBULE (per Barbulae?) dell'anagrafe seicentesca farebbe pensare, più che alla radice barba/e/o (zio) avanzata da alcuni (che in un latino di ritorno avrebbe se mai dato luogo a un Barbulus maschile peraltro mai rilevato), a un diminutivo/vezzeggiativo del femminile latino barba = barba, quindi il diminutivo barbula = barbetta da cui BARBULANUS, a sua volta evolutosi nel già frequente BARBOLANO, e quindi nel definitivo BARBOLAN. È curioso notare come la forma veneto-friulana Barbolan sia infine prevalsa (è la sola, stabile forma moderna) sulla versione volgare/italiana Barbolano, a essa contemporanea se non addirittura anteriore.
Si è già fatto cenno alla cospicua presenza dei Barbolan sin dalle origini dell'anagrafe collinotta: agli albori del 1600 si contano ben cinque distinti nuclei familiari. Di questi, due hanno propaggini che, variamente ramificate, giungono ai giorni nostri. TITÀI (106) e CAMINÒN (116) a CP, TÛŠ (232), BEPO DI CAMINÒN (218) e SPÉRI (248) a CM sono le casate tuttora presenti. I Barbolan sono presenti anche nell’ALBERGO COGLIÀNS (216).

4. BETTAN (1608-1719, 19, 0.3%, 5)

È presente a Collina dalle origini dell'anagrafe (Ursula, m. 1608) con una sola famiglia, e è anche fra i primi cognomi a scomparire dalla villa, già agli inizi del 1700 (p. filia Joannis Bapt.e, m. 1719; la morte del padre Joannis Baptista non è registrata a Collina).
La statistica nazionale non è d'aiuto, contando solo 3 BETTAN (nessuno in Friuli) e 35 BETTANELLO, probabile diminutivo di origine veneta, e infatti particolarmente concentrato nel padovano.
Probabilmente, il cognome ha avuto origine in loco, come derivato dell'omonima casata (nome a sua volta nato da un diminutivo/relativo di una irrintracciabile Elisabetta); a quasi 300 anni dalla scomparsa anagrafica, il cognome sopravvive ancora oggi a Collina nella casa/casata originaria di BETÀN (246), dal 1720 circa associata univocamente a un ramo della famiglia Tamussin, a CM.

5. CANEVA (1601-1996, 350, 6.3%, 42)

Quinto in ordine di frequenza, CANEVA (l’accento è sulla prima a!) fa anch'esso parte del nocciolo originario dell'anagrafe collinotta (Sabbata Di Caniva, m. 1601), dove è tuttora presente.
La definitiva forma odierna è preceduta da numerose varianti, peraltro tutte assai collimate: DI KANEVA, DE CANEVA, DE CANIPA etc. Al pari degli altri nomi di derivazione cinque/seicentesca (Barbolan, Toch, Tamussin etc.) è sì di origine locale ma, al contrario della maggioranza di questi, non è un endemismo di Collina. Cognome non frequentissimo sul territorio nazionale (695), è sì presente anche al di fuori dell’area carnico-friulana, ma in aree distinte e non contigue: nel basso Piemonte/Liguria, in provincia di Como e di Vicenza.
La presenza in Friuli non è particolarmente significativa sotto il profilo statistico (29), nonostante vi si trovino ben due località con questo nome (Caneva di Sacile e Caneva di Tolmezzo): al contrario, abbastanza curiosamente, il caso (?) vuole che in nessuna delle due località predette si trovino oggi abitanti con questo nome.
Per entrambe le località menzionate, l’origine del toponimo viene fatta risalire alla medesima radice (il lat. canaba = cantina29, Fr40, nell’accezione di deposito di viveri e merce). Sulla scorta del largo consenso intorno a questa interpretazione, appare dunque logico e legittimo estenderla dalla toponomastica all’onomastica, e in particolare al nostro caso collinotto.
Tuttavia, in un soprassalto di fantasia campanilistica, per l'origine del nome collinotto si può proporre un’alternativa perlomeno suggestiva: cannapa o cannabia = canapa (collinotto cjanàipo Sc43), pianta un tempo comune a Collina dove se ne praticava l'intero ciclo di lavorazione, dalla coltivazione alla gramolatura, alla tessitura30. A tale proposito, una delle forme più antiche e frequenti riscontrate in anagrafe (de Canipa) sembra proprio la consueta re-latinizzazione del più domestico de Cjanàipo.
Proprio la insistente presenza, nel processo di formazione dei cognomi di Collina, di un latino “di ritorno” dalla parlata locale mi fa propendere per la “canapa” piuttosto che per la “cantina”. Ovvero, fuori dai tecnicismi: se l’origine del latinorum “de Canipa” vergato dal curato è davvero nella parlata locale (e sarebbe strano che non lo fosse), mi sembra più verosimile individuarla in de cjanàipo che non in de cjàveno (cantina o collare che sia).
Analogamente, è possibile che anche in altre aree di diffusione il nome abbia avuto l’una (cantina) o l’altra (canapa) genesi ed evoluzione.
A tale proposito, mi sembra curioso e interessante l’accostamento a Genova, città portuale dove per evidenti ragioni la cannapa o cannabia era diffusa quanto le canabae: si pensi all'ampio uso della canapa in marineria, e all'altrettanto larga presenza di magazzini (e taverne). A Genova è ancora oggi largamente diffuso il cognome Canepa (accento sulla prima a!). In verità, lo stesso cognome Caneva è tutt'altro che infrequente a Genova, dove tuttavia viene pronunziato con l’accento sulla e, per di più chiusa (Canéva), inducendo il sospetto che l’etimologia genovese sia ancora diversa da quelle sin qui ipotizzate (cà nœuva, casa nuova).
A Collina, Caneva è storicamente associato alle case di CÔGHER (233 e 234) e (V)UÀJO (225), mentre in seguito entra in relazione anche con GLÈRIO (253). Solo in tempi relativamente recenti la casata ha esteso propaggini ad altri edifici: TITÀI (106), ÇUÉTO (119), e MICJÊL DI CÔGHER (204).

6. CARLEVARIS (1885-1975, 18, 0.3%, 3)

La comparsa è recente, del 1885, fra i matrimoni (Giovanni Luigi di Fedele da Frassenetto, cg. Marina Di Corona di Anna). A livello nazionale la pur significativa presenza in Friuli (23 presenze su un totale di 139) è paragonabile a quella del Piemonte, che ne conta oltre 80.
Trattandosi di nome importato, non mi inoltro in territorio “foresto”, potendo per di più contare su un contributo interessante e “pesante” come quello di E. De Stefani: “Quanto a Carlevaris, si trattava, in origine, di un nome dato al figlio nato nei giorni in cui si era soliti togliere la carne (levare la carne) dai pasti. Nel Trecento Carlevario è usato come nome di persona anche in Carnia …31.
Solo formalmente presente (ma non più residente) a Collina, è legato alle casate e alle case dette di CARÒNO (116, 251), CAŞNACJ (127), TINO (224), nonché FÀRIO/PÙBILE (251).

n.c. COMELEANI

Nonostante la irrilevanza statistica (n.c. = non compare fra i primi 30), una pur breve nota è doverosa in quanto cognome in anagrafe sin dalle origini (Ursula Comeleani n.1614, “filia Osualdi habitantis in Collina”).
Due sole le menzioni relative alla famiglia stanziale, che scompare immediatamente, più altre 4 inerenti a matrimoni di Comeleani “forestieri” che prendono moglie a Collina senza tuttavia prendervi residenza (sono tutti di Frassenetto, come probabilmente lo stesso stanziale). In ogni caso, l’origine del nome (quanto lontana nel tempo è impossibile a dirsi) è da ricercare nella provenienza geografica dei capostipiti (il Comelico, Cumèli in lingua), con la solita re-latinizzazione al genitivo del locale Comeleàn > Comeleanus > Comeleani.

7. DE BAIARZO (1607-1708, 51, 0.9%, 8)

Fra i primi in anagrafe (Catharinam o. Johannes, cg. Danielem Leonardini o. Sebastiani, 1607), è pure fra i primi a scomparirne (un'altra Catharina o. Johannis, m. 1708).
È questa, DE BAIARZO, la forma più frequente dei vari DE BEARZO, DI BAIARZO, DE BAIARZIS con i quali la famiglia è indifferentemente registrata in anagrafe. Si tratta dei precursori (naturalmente etimologici, e non certo anagrafici) degli attuali Bearzi e varianti (Bearzot, Bearzotti etc.), ben presenti in Carnia e Friuli32 come pure, probabilmente per migrazione dal Friuli stesso, a Trieste e nel Veneto orientale.
Come per tutte le famiglie “originali” di Collina, non è difficile ipotizzare una autonoma genesi locale del cognome. Anche De Baiarzo rappresenta infatti una voltura “colta” in latino/italiano del locale dal Bajarç, termine che in lingua indica l’“appezzamento di terra molto concimato per la coltura dei cavoli” (Sc15).
Comprensibilmente, a distanza di quasi tre secoli dalla scomparsa da Collina, non risulta possibile alcuna connessione con case/casate censite in questo lavoro.

8. DE PRATO (1900-1995, 32, 0.6%, 4)

Compare per la prima volta in anagrafe a Collina nel 1900 con Biagio di Giacomo (detto Blóuš, 1875-1955), proveniente da Cazzaso, cg. Camilla Toch di Mattia.
Il portatore del nuovo cognome (il penultimo fra i 30 considerati a giungere a Collina), è probabilmente già da qualche anno pastore/casaro di una delle malghe del territorio di Collina: con il matrimonio stabilisce definitivamente la residenza in loco.
Di origine manifesta, DE PRATO è la variante tipica carnico-friulana (oltre un centinaio le presenze in regione, su un totale nazionale di 136) del diffusissimo Prati. Il centro di irraggiamento sembrerebbe essere la val Tagliamento (Socchieve, Ampezzo, i Forni Savorgnani), con propaggini significative a Tolmezzo e a Ovaro, mentre la presenza in alto Gorto appare abbastanza episodica e non sistematica.
È tuttora presente a Collina, dove è o è stato legato alle case/casate FÂRI (120), PLÔNER (238) e CUMÌLE (250).

9. DEL FABBRO (1608-1907, 40, 0.7%, 4)

È cognome ubiquitario, diffusissimo anche a livello internazionale.
Naturalmente originato dall'omonima attività, ha equivalenti e varianti in moltissimi paesi, tutte largamente diffuse nelle rispettive lingue: dall'italiano più comune Fabbri, al francese Favre, al tedesco Schmidt, al quasi paradigmatico inglese Smith, e così via33. In Friuli sono particolarmente presenti Fabris, Fabbro e naturalmente DEL FABBRO: di quest'ultimo, su un totale nazionale di 601, ben 367 sono infatti in Friuli (di cui 37 nelle sole frazioni di Forni e Avoltri).
Sebbene dati dagli inizi dell'anagrafe (Sabbata di Giacomo, n. 1608), a differenza di altri suoi contemporanei la presenza a Collina di questo cognome non è con certezza originata in loco: al contrario, si tratta di presenza né stabile, né frequente. Infatti, la famiglia presente alle origini si estingue già nella seconda metà del '600; lo stesso cognome ricompare poi nel 1820 (naturalmente fra i matrimoni, e altrettanto naturalmente proveniente da Forni Avoltri), per scomparire definitivamente con la generazione immediatamente successiva (Maria di Giacomo, m. 1907).
L'autonoma origine locale del cognome – quantunque improbabile – non è tuttavia da escludere in linea di principio (prima del definitivo Del Fabbro si trovano A FABRIS e A FABRO, anch'esse palesi traduzioni del locale dal Fâri): tuttavia, non risulta possibile mettere documentalmente in relazione la locale famiglia Del Fabbro con l'omonima casa/casata FÂRI a CP.
Il cognome è invece certamente connesso alla casa/casata MOAR/MUÂRO (240), oggi scomparsa, edificio compreso.

10. DEL REGNO (1914-1980, 20, 0.4%, 4)

Compare per la prima volta nel 1914 fra i nati (Nicola di Antonio). Antonio Del Regno, padre del neonato, proviene da Fisciano (SA), ove il cognome è peraltro largamente diffuso (su Italia, oltre 330 sono concentrati in Campania). Se l'etimologia è trasparente, non ci è tuttavia nota l'origine diretta.
Tuttora presente a Collina, si identifica sin dalla comparsa con la casa/casata de PÀURO (207), con attuali ramificazioni nelle case di TÛŠ (232) e CÓGU (210), tutte a CM.

11. DI CORONA (1603-1926, 196, 3.5%, 23)

Sebbene largamente diffuso a livello nazionale nelle sue molteplici forme (sono oltre 4000 le presenze della sola versione “base” CORONA, ma le varianti sono numerosissime: curiosamente, oggi è del tutto assente proprio il nostro DI CORONA), il cognome a Collina è di inequivocabile origine autoctona.
Presente sin dai primordi dell'anagrafe (Leonardus cg. Luciam Danielis, 1603) Di Corona trova origine a CP, nella cosiddetta Caròno di Plaço (oggi nota come Caròno di Caminòn), luogo sul quale sorgeva la casa abitata dalla famiglia. Nella parlata locale, caròno indica i limiti orografici dell'impluvio dei corsi d'acqua, nella fattispecie del rio Cueštos o rio Collinetta; era detta di Plaço in quanto in prossimità della piazzetta della villa34.
Il cognome scompare dall'anagrafe nel 1926 (Marina, fra i morti di quell'anno), non senza aver lasciato di sé tracce significative: dalla casa originaria di CARÒNO (116) la famiglia ha infatti allargato la denominazione anche alla casa già di UNTO (114).

12. DI QUAL (1703-1974, 59, 1.1%, 7)

È il primo a comparire stabilmente in anagrafe dopo il nucleo dei cognomi originali. La prima menzione è del 1703 (Giovanni Battista fu Mattia da Valpicetto, cg. Sabbata Barbolani fu Benedetto) per una presenza che si estende, in due riprese, alla seconda metà del 1900.
Il cognome è molto probabilmente di origine carnica. Ancora oggi è concentrato nel comune di Rigolato (su Italia, Friuli e 17 fra Rigolato, Comeglians e Ovaro): anche il secondo Di Qual giunto a Collina dopo GioBatta da Valpicetto proviene da quest'area (da Stalis).
È legata alle casate/case de FUSÈTO (242) e da PIO (252), nonché – nel secondo dopoguerra – a quella AL LEONE (222), avendo la famiglia gestito per un certo periodo l’omonima locanda con annesso gioco di bocce.
È tuttora presente a Collina.

13. DI SOPRA (1603-1986, 396, 7.2%, 41)

Nome “pesante” a Collina, e non solo numericamente.
Fra i primi a comparire (Joannes Antonius De Sopra f. Baptistae, n. 1603, ma anche Margaretta Di Sora, m. 1603) contribuisce con larghezza a popolare i primi secoli dell’anagrafe locale. Sono infatti almeno 3 i nuclei familiari presenti già all’inizio del 1600, con una ampia gamma di varianti fra cui DE SUPRA (la più frequente), DE SORA e il bellissimo e non raro SUPERIORIS, grazie al solito curato. È da sottolineare la totale assenza a Collina dell’analogo e opposto DI SOTTO, che invece già si incontra a Sigilletto.
Di Sopra è ancora oggi presente a Collina, sebbene non più come diretta discendenza dei nuclei originali, qui estintisi nel 1935. L’attuale presenza deriva da un nuovo arrivo da Givigliana nel 1911 (in realtà quest’ultimo era stato a sua volta preceduto da un altro arrivo – da Vuezzis – nel 1755, poi rapidamente estintosi a sua volta).
La forma Di Sopra che conosciamo oggi, e che trattiamo qui, come tale è certamente di matrice regionale ( Friuli, su un totale nazionale di 40), con una discreta presenza nel capoluogo. Tuttavia, le varianti in senso più ampio (cioè quelle aventi un riferimento topografico) popolano le anagrafi di mezzo mondo, o perlomeno dell’arco alpino nord orientale: Soravia, Sopracase, Unterthaler, Innerhofer etc. Un Di Sopra emigrato a Lubiana diviene colà egli stesso, per maggiore comodità e convenienza, Oberhauser (è l’esecutore testamentario di Mattio Di Tamer che avvierà l’istituzione della Mansioneria di Collina nel 1729).
Comunque, nonostante tutte le parentele, analogie e similitudini vicine e lontane, questo cognome Di Sopra nasce qui, a Collina, e da origine chiara e trasparente… fino a un certo punto. Sopra, certo: ma sopra che?
In origine, tutti i Di Sopra sono residenti a CP, nelle attuali case Fâri, Cjanóuf/Chini e Adól, e forse anche nella zona di Miéç. Le case Fâri e Miéç si trovano nella parte alta dell’abitato, e già di per sé questo giustificherebbe l’origine del nome; le altre due case (dal 1700 i centri di irraggiamento del nome Di Sopra) si trovano invece nella parte bassa, ben al di sotto dell’attuale livello della strada principale. Ben altra era la posizione di queste due ultime case rispetto al precedente percorso della strada (l’attuale tracciato ha cent’anni), che passava a sud e più in basso, lasciando giustappunto anche questi due edifici “di sopra”. Si tratta naturalmente di un processo indiziario, ma è possibile che i Di Sopra fossero proprio “chëi di sôro (la strado)”, “quelli di sopra (la strada)”, poi anche elegantemente nobilitati a Superioris (si noti la finezza del genitivo latino del curato).
Oltre a CJANÓUF (103), FÂRI (120) e ADÓL (105), risultano legate a Di Sopra pure le case/casate di GLÈRIO (253) e CHECHÈ (104), quest’ultima riferita all’ultimo ramo giunto a Collina e tuttora presente.
Da notare, abbastanza curiosamente, come tutte le case del lungo elenco si trovino a CP. La stessa GLÈRIO appartiene solo formalmente a CM, in quanto si trova al di là del rio Cueštos: in realtà per essa il centro di gravità era CP e non CM.

14. FALESCHINI (1822-1907, 12, 0.2%, 2)

Nome d'importazione, FALESCHINI (in anagrafe anche FALESCHINO e FALASCHINO) rimane a Collina il tempo di due sole generazioni. Dopo l'ingresso nel 1822 (ovviamente fra i matrimoni: Pietro di Domenico da Giviana, cg. Maria Tamossin fu Michele), ne esce meno di un secolo più tardi (Joannes fs. Petri, m. 1907) totalizzando un numero di presenze necessariamente marginale (è 30° e ultimo fra quelli presi in considerazione).
Sebbene giunto a Collina da Givigliana, è di origine più “bassaiola”, come testimonia la diffusione odierna: su 193 presenti nel territorio nazionale, 123 sono in Friuli, con interessanti concentrazioni a Moggio (36) e a Pontebba (16)35.
A Collina ne rimane memoria nella case/casate di FANÌN (222, cui Faleschini stesso ha probabilmente dato origine) e MURÌT (242 e 255), a CM.

15. GAIER (1788-1999, 303, 5.5%, 38)

Comparso “solo” nel 1788 , ha rapidamente acquisito una posizione di tutto rilievo in anagrafe.
A proposito dell’ingresso a Collina, non tutto appare trasparente. Anzitutto il matrimonio, appunto nel 1788: nessuno dei due contraenti è di Collina, e già questa non è cosa di tutti i giorni. Lui è Giacomo, probabilmente fabbro, senza patronimico ma accompagnato dalla nota “sub plebe S. Stefani de Irpolesem” (Santo Stefano di Cadore) e più tardi aggettivato di “de Comelico” e “Tirolensis”; lei è Lucia Bettina fu Francesco, da Costalissoio. Compaesani dunque, o quasi, che vengono a sposarsi a Collina per poi "scomparire" nei tre anni successivi. Sì, perché la coppia stessa non risulta censita nel corso della visita pastorale del 1790 (risulterà invece in quella del 1820).

1941. Famiglia Giuseppe Gaier Adól et al.
1941. Famiglia Giuseppe Gaier Adól et al.

Non basta. Il primo figlio di Giacomo (non registrato a Collina, ma certamente figlio suo) risulta nato nel 1785, tre anni prima del matrimonio non si sa perché celebrato quassù. Un secondo matrimonio, quello con Lucia, per Giacomo vedovo con prole (un secondo figlio gli nasce un anno dopo il primo, ma sempre fuori Collina)? Una coppia “pendolare” dal Comelico? Oppure, ancora, una coppia inizialmente di fatto e solo successivamente regolarizzata e integrata a pieno titolo? Non sappiamo, ma il seguito dei Gaier, fino ai giorni nostri, è comunque chiaro e… abbondante.
L’aggettivo “Tirolensis” associato al capostipite, come pure lo stesso nome tedeschizzante Gaier, parrebbe indicare un’origine germanica: alcuni suggeriscono una sincope da Gai(l)er, ovvero “della valle del Gail” (la valle che, percorsa dall’omonimo torrente, corre parallela alla catena carnica principale, al di là dello spartiacque).
L’analisi allargata, come ben si può intendere, in questo caso non è di grande aiuto. Il cognome è certo molto diffuso in Friuli rispetto al resto del paese (44 presenze su 63 totali). Tuttavia, individuare in Collina (7 presenze) la sua unica, o anche solo la principale fonte di irraggiamento mi sembra comunque, sebbene non del tutto irragionevole, una forzatura.
Le case/casate legate a Gaier sono numerosissime: a CP CHINI (103, 133), ADÓL (105), PIRISCÌN (112), FLÈCH (113), FÂRI (120); a CM dal PUÌNT (201), ancora FLÈCH (202), BIANCHI/MÒDIE (203), PÀURO (207), CÓGU (210), FANÌN 222), TINO/TRINTÌNO (224), MEN DI TÒNI (241), BLAŞÙT (245).
Temo che me ne sfugga ancora qualcuna…

16. GERIN (1861-1992, 54, 1%, 4)

La prima comparsa risale al 1618 (Joannem Girini, cg. Mariam De Supra), sebbene non sia questa a dare l’avvio a una presenza stabile e continuativa.
Quello dei Gerin con l’anagrafe di Collina è un rapporto complesso e assai articolato, caratterizzato da ripetuti andirivieni da e per Sigilletto, appunto sede di una cospicua presenza di Gerin, di nuclei e rami familiari diversi. Una certa continuità si ha solo a partire dal 1861, con il matrimonio di Giovanni di Valentino con Lucia Gaier di Antonio.
La forma giuliano/friulana Gerin (oltre il 90% del totale di Italia è nelle province di Trieste, Gorizia e Udine; assente a Pordenone) è forse di origine autonoma rispetto all’apparentemente simile Gerini (ma anche Gerina/o), al contrario assai diffuso altrove. Curiosa comunque la distribuzione dei regione, con una fortissima concentrazione a Trieste (49) e soprattutto nell’Isontino (72), a cui si affianca l’isola carnica di Forni Avoltri (17, di cui Sigilletto e Frassenetto).
Ancor oggi presente in villa, ha o ha avuto relazione con le case di CODÂR (102) a CP, ÀNZULE (213), MARC (219) e BLŠ (235) a CM.

17. GEROMETTA (1834-1993, 83, 1.5%, 9)

Natale Gerometta da Asio giunge a Collina nella prima metà del 1800 per esercitare la professione di pastore dell’ormènt, il pascolo collettivo delle vacche rimaste in villa nel periodo della monticazione. L’ingresso ufficiale in anagrafe è del 1834 (Natale di Natale, appunto, cg. Maria Toch fu Mattia).
Il centro di irraggiamento dei 142 Gerometta nazionali è certamente proprio l’Arzino e il Pordenonese, da Vito d’Asio a Clauzetto, a Spilimbergo e Sesto al Reghena. Al di fuori di quest’area i nuclei di questo cognome, pur numerosi, sono di scarsa consistenza statistica.
Tuttora presente a Collina, è legato alle varie case NADALÌN (218, 247), GJÀRA (227) e GLÈRIO (253).

18. GORTANA (1875-1997, 77, 1.4%, 9)

Compare stabilmente in anagrafe in tempi recenti (Antonio di Giovanni da Givigliana, cg. Marianna Toch fu Filippo, 1875) dopo numerose presenze estemporanee risalenti ai primordi dell’anagrafe (nel 1626 c’è un matrimonio di Jacobum Guartan con Mariam De Supra).
A proposito del già citato Antonio di Giovanni da Givigliana, c’è da dire che nel 1875 non è alla sua prima esperienza matrimoniale a Collina, essendo già convolato a nozze nel 1863 con Maria Di Corona fu Pietro, morta nello stesso anno del secondo matrimonio (1875). La brevissima vedovanza maschile (pochi mesi) non fa meraviglia, trattandosi spesso di porre improrogabile rimedio a vere e proprie emergenze economiche e organizzative (si pensi solo ai bisogni di cura dei figli piccoli di primo letto e alle esigenze dei campi e della stalla): inoltre, molti uomini erano costretti ad assentarsi dal paese per mesi e mesi al seguito dei flussi migratori stagionali verso i paesi limitrofi, dalla Germania alla Croazia.
Solo con il matrimonio del 1875 Antonio Gortana si stabilisce a Collina (dove, nuovamente vedovo, si sposerà una terza volta nel 1890) per dare avvio alla discendenza locale tuttora presente.
L'etimologia e l'evoluzione sono trasparenti: anche a Collina in anagrafe si trovano il già citato GUARTAN (lett. Gortano, di Gorto) e GUARTONE. Evidentemente il nome ha avuto origine altrove, dove il titolare era per l'appunto individuato come quello "di Gorto". Evidentemente, i "Gortani" sono rientrati in patria (il canale di Gorto fino a Rigolato), prima di spingersi a Collina…
Connesse a Gortana sono le case di PÉÇ (121 e 122) e di LÉT (235).

19. LENARDINI (1604-1783, 106, 1.9%, 12)

Altro cognome doc, presente in anagrafe dalle origini (Sebastiano, m. 1604). Di evidente origine patronimica e, come sempre accade in questi casi, con varianti a discreta diffusione, sia regionale (Di Lenardo, Lenardon, Leonarduzzi) che non (da citare fra gli altri Leonardini, presente da Genova a Livorno). Curiosamente, fra le tante varianti risulta assente proprio la forma riportata a Collina, Lenardini. Nonostante l'origine del tutto normale – se non banale – la storia di questo nome assume nell'anagrafe di Collina aspetti perlomeno curiosi, e in certa misura rivelatori dei meccanismi che spesso hanno presieduto alla genesi dei cognomi stessi.
La famiglia Lenardini a Collina non nasce come tale, in nessuna delle varianti patronimiche citate, o anche immaginabili. Compare infatti come DELLA ZOTTA (il già citato Sebastiano, m. 1604), per tradursi quasi immediatamente nell'equivalente e letterale latino A CLAUDA (1607). Ovvero, il collinotto de Çueto (lett. “della Zoppa”) dell'uso quotidiano, già rimpannucciato nell'italiano DELLA ZOTTA, nel latino del curato o coadiutore successivo viene ulteriormente sollevato a A CLAUDA. Tutto normale, o quasi…, perché di lì a poco (anzi subito, ma curiosamente solo nei matrimoni) si incontra già la nota forma patronimica LEONARDINI.
In altre parole, le stesse persone (e non v'è alcun dubbio che si tratti degli stessi individui) sono registrate in parti diverse dell'anagrafe con cognomi diversi. Desiderio della famiglia di liberarsi del poco illustre de Çueto? Forse. Oppure un colpo di mano (davvero!) del curato, o entrambe le cose. Non sappiamo. Ciò che invece risulta certo è la notevole incidenza di Leonarde e Leonardi nella famiglia (c'era da dubitarne?) lungo tutto il suo tormentato percorso.
La famiglia scompare dall'anagrafe nel 1783 (Dominica ux. q. Josephi, m. 1783).
Case/casate originate da o appartenute alla famiglia sono ovviamente de ÇUÉTO (119) e LENÀRT/FÂRI (120).

20. MAZZOCOLI (1605-1998, 308, 5.6%, 38)

Importante cognome di origine locale, abbondantemente presente a Collina dagli inizi a oggi. La prima menzione risale agli inizi del 1600 (Agata De Mazocolo, m.1605) ma, come per altre famiglie “originali”, la contemporanea esistenza di almeno tre nuclei familiari distinti lascia supporre una presenza di lunga data sul territorio.
Da un confronto più ampio sul territorio nazionale, appare chiaro che la corretta forma locale attuale (Mazzocoli con una sola “c”: Mazzoccoli, con la doppia “c”, qui è solo il frutto di errori di trascrizione) è un endemismo di Collina. Altrove, dove viceversa abbonda la versione con doppia “c” (principalmente in Puglia e Basilicata), le rarissime presenze di Mazzocoli sono tutte derivate da trapianti da Collina o, nuovamente, da errori di trascrizione; tutto il mondo è paese!
La forma attuale (e forse definitiva, ma con quelle “c” che vanno e vengono…) si concretizza alla metà del 1700, e si stabilizza agli inizi del secolo successivo: in precedenza, in anagrafe si incontrano varianti grafiche in gran numero, da MAZZOCUL (forse la più usata) a MAZOCHULI, a MAZZOCHUL etc.
La denominazione ha origine certamente dalla parlata locale, dove ancor oggi la forma originaria sopravvive nella casa/casata di MAÇÓCOL a CP. Quanto poi al significato proprio del termine, c’è qualche spazio per la fantasia, visto che nel linguaggio odierno non è più vocabolo d’uso comune.
Secondo Pirona, mazócul è il “torsolo del granturco dopo levati i chicchi” (Pir188, s.v. coròndul), ottima coincidenza che però rimane soltanto tale. Il cognome, nella sua forma Mazochul, risale infatti almeno al 1500, quando cioè il granturco non aveva ancora raggiunto il Friuli, di fatto rendendo non plausibile questa interpretazione. A parte ciò, il più immediato (e anche probabile) collegamento è a un diminutivo/spregiativo di maçóul o maçûl = mazza di ferro (Sc167), come propone anche E. Costantini36.
Per i nostalgici amanti dell’antico, invece, si può proporre una derivazione, tanto poco probabile quanto affascinante (ma il bello è anche in questo…), dal latino maciuletum = maceratoio per la canapa (v. anche maciulentare, REW5214): a seguire, un bel matrimonio Mazzocoli/Caneva (v.) et voilà, arriviamo dritti dritti a… Jacopo Linussio!
Oltre naturalmente alle case propriamente MAÇÓCOL (117 e 217), sono legate al cognome Mazzocoli gli edifici RIÙ (125), ‘SÈF DA RIÙ (124), ŽILIO (119), ALBINO (123), a CP; inoltre, RIÈNZO (205), CARÒNO (208), LUÌNGJO (237), TÛŠ (232), ZUÂNO (217) e CASTRO (243) a CM.

21. MIGOTTI (1874-1945, 22, 0.4%, 3)

Il tempo di due sole generazioni, e poco più di settant’anni a Collina per questo cognome proveniente da Noiaretto (Giuseppe di Pietro Antonio, cg. Agata Maria Del Fabbro di Pasqua, 1874). Con la morte di Orsola di Giuseppe (1882-1945), il cognome Migotti scompare dall’anagrafe già nel 1945: in realtà, l’ultimo Migotti a scomparire è il fratello di Orsola, Giovanni Giuseppe (, 1877-1952), del quale tuttavia nei registri non è annotata la morte.
Sebbene di origine friulana, questo cognome non ha un centro di irraggiamento molto ben definito (forse fra Udine e Mereto di Tomba). Come già rilevato, giunge a Collina da Noiaretto, dove tuttora è ben presente con alcuni nuclei familiari.
MUÂR/MUÂRO (240) è l’unica casa con cui Migotti sia stato in relazione.

22. PASCOLIN (1863-1988, 62, 1.1%, 18)

Pascolin è cognome assai diffuso a Sigilletto e Frassenetto. Analogamente ad altri cognomi frequenti nei villaggi dell'immediato circondario di Collina (Gerin e Gortana per tutti), menzioni estemporanee di Pascolin fra i matrimoni si rilevano in anagrafe sin dalle origini (1638 e 1654 i primi). Come per gli altri casi citati, tuttavia, per la comparsa stabile si devono attendere più di due secoli (Leonardo Pasqualin [^sic] di GioBatta, cg. Anna De Tamer di Michele, 1863).
PASCOLIN è la forma largamente prevalente in anagrafe rispetto ad altre quali PASCULUM, PASCOLINUM e lo stesso, già citato PASQUALIN. Di origine probabilmente patronimica da Pasquale, se ne trova una interessante sottolineatura in anagrafe, nel 1654 (Pascolo Pascolinum, da F).
Case in relazione con questo cognome sono: a CP STÂLI NÓUF (107), CAŞNÀÇ (127), BALO (128), MIÉÇ (129), VALE (130); a CM GLÈRIO (253), TOCH vecchia (256).

23. PELLEGRINA (1601-1923, 33, 0.6%, 4)

Compare in anagrafe in due riprese, a distanza di due secoli l’una dall’altra. Statisticamente non molto rilevante, se non per la presenza di un nucleo familiare già alla fine del 1500 (Antonio Pelegrina, m. 1601. La presenza in anagrafe dura il tempo di due generazioni, e si chiudeintorno alla metà del 1600.
Non c’è una variante dominante fra le numerose che si incontrano fin dalle origini: PELEGRINUM, PELEGRINI, PELEGRINAM etc. si ritrovano infatti, se non in egual misura, tutte ben rappresentate, rendendo persino difficile l’attribuzione dell’aggettivo originale a persona di sesso femminile o maschile (anche se, per evidenti ragioni, è da privilegiare la seconda). Se l’origine è, infatti, abbastanza naturalmente da ricondurre a attributo di persona, altro è stabilire la natura del “pellegrinaggio”: largo alle fantasie, non ultima la possibilità di un attributo di un mendicante o questuante capitato a Collina e fermatosi colà (in anagrafe è documentato almeno un altro caso analogo).
La forma al femminile è comunque oggi abbastanza tipica del Friuli (34 presenze su 63 nazionali) e significativamente presente a Rigolato. Quest’ultima è certamente in relazione con la “ripresa” (peraltro assai breve) del cognome a Collina, intorno al 1920: sarebbe interessante verificare il percorso contrario, e cioè il ruolo di Collina come possibile centro (o, vista l’origine e la diffusione del cognome, uno dei centri) di irradiazione in Carnia.
Certamente localizzata a CP secondo quanto appare dall'anagrafe, non è stato tuttavia possibile mettere in relazione la famiglia Pellegrina con alcuna casa nota.

24. PUECHER (1734-1793, 13, 0.2%, 2)

Cognome di “bassa classifica” nell’anagrafica collinotta (29° sui 30 presi in considerazione), tuttavia non privo di caratteristiche interessanti e di una certa rilevanza nella storia della villa.
Giunto a Collina da Sappada nella prima metà del 1700 con Giovanni Battista Puecher di Giorgio (cg. Domenica Barbolan di Domenico, 1734) il cognome dura il tempo di due sole generazioni, scomparendo già 60 anni dopo. In anagrafe sono presenti solo le forme POCHER e PUECHER: tuttavia, a livello nazionale sono presenti anche alcuni POCHERO ( Rigolato) e soprattutto PUICHER (particolarmente a Sappada e in Friuli). A Collina, Giovanni Battista Puecher era conosciuto con il soprannome di Pàur (riportato anche in anagrafe), trasmesso poi alla casa e alla discendenza (da cui anche l’attuale Pàuro a CM).
Curiosamente, a Sappada, e precisamente nella borgata Puiche, c’è ancora memoria della casa del “Baur”. L’attributo certamente non è infrequente nelle aree germanofone (dal tedesco Bauer = contadino), e non v’è nesso certo fra casa Baur a Sappada e Giorgio Puecher da Sappada, detto Pàur a Collina: la curiosa serie di coincidenze(?) merita comunque una segnalazione.
PÀUR (230) è l’unica casa in relazione con questo cognome.

25. SAMASSA (1865-1982, 46, 0.8%, 3)

Compare a Collina nella seconda metà dell’800, proveniente da Forni Avoltri (Luigi fu Niccolò, cg. Marianna Sotto Corona di Giuseppe, 1865).
Sebbene la presenza in Friuli non sia trascurabile (20 su un totale di 78, ma non è significativa in Carnia), l’origine va probabilmente collocata altrove, forse nell’area contigua di Portogruaro/Concordia.
Tuttora presente, è connesso alle case TÒCH (206) e MÒDIE (203).

26. SOTTO CORONA (1609-1998, 309, 5.6%, 46)

Cognome fra i più significativi della villa, è in anagrafe senza soluzione di continuità, dalle origini (Ursula De Sub Corona, m. 1609) a oggi.
L’origine è certamente autoctona e di assoluta trasparenza, analogamente a quanto già riportato per i Di Corona (v.): rispetto a questi, la casa dei Sotto Corona si trovava e si trova ancora oggi a soli 30 metri, naturalmente più in basso. Oggi, come peraltro già in passato in anagrafe, coesistono e tendono a confondersi le due grafie SOTTO CORONA e SOTTOCORONA: quella originale è certamente la prima, che tende tuttavia a essere soppiantata dalla seconda, probabilmente per ragioni di comodità grafica.
Data la lunga presenza, le case relate a Sotto Corona sono numerose: CODÂR (102), JÓCHIL (112), FLURÌDO/BLÂŞO (113), MARTINO nuova (108), VALE (130), tutte a CP. Inoltre, a CM, ZUÂNO (217), SO(T)TÙTO (244), BIÈLO (244), TÒCH vecchia (256), PLÔNER (238), CODÂR (234), SERGJO (238).

27. TAMER (1601-1997, 270, 4.9%, 36)

Abbastanza curiosamente, i pochi Tamer presenti in Italia sono nettamente divisi in due gruppi: l’uno certamente di origine collinotta, l’altro – quasi altrettanto numeroso – di … extracomunitari, probabilmente di origine maghrebina.
Il significato del termine arabo ci è naturalmente sconosciuto: non così, fortunatamente, per quello di Collina, la cui origine è certamente da ricondurre all’omonimo termine locale tàmer = spazio recintato a stanghe nelle malghe (Sc323). Tamer compare in anagrafe già agli inizi del 1600 (Sabbata Di Tamer, m. 1601), quando peraltro già sembrano essere presenti da 5 nuclei familiari con questo nome.
I Tamer (o Di Tamer), recentemente estinti a Collina, sono stati per lungo tempo la famiglia preminente e una fra le più facoltose del paese, proprietaria di terreni e malghe (da cui forse il nome stesso) e fra le poche i cui membri – fra loro vi sono notai e meriga – sono fregiati in anagrafe dell’appellativo Dominus. Documentalmente, il più noto della famiglia è Michele, notaio e possidente, figlio del Leonardo costruttore e proprietario di casa Lenàrt a CP.
Un duro colpo ai Tamer fu inferto dalla terribile epidemia del 1800 (morbus dicti dissenteria), che decimò la villa di Collina e di cui si parla diffusamente in altra parte di questo lavoro. Proprio la famiglia di Michele Di Tamer, già vedovo di Maddalena Barbolan e risposatosi con Teresa Gerin, ne fu letteralmente falcidiata: morirono in quell’anno sette dei suoi figli (due avuti dalla prima moglie, cinque dalla seconda), oltre a lui stesso. Considerando anche quelli morti precedentemente, degli undici figli avuti fra il 1788 e il 1800 (praticamente uno all’anno!) dalla seconda moglie, a Michele non sopravvisse che la figlia postuma Caterina Regina, nata in quello stesso anno 1800 e anch’essa destinata a una morte prematura tre anni più tardi, probabilmente durante un altro evento epidemico.
L’ultimo Tamer residente a Collina è scomparso nel 1997.
FÂRI (120)
, GLÈRIO
(253), JACOMÈTO (220) – e naturalmente TÀMER (222) –, sono le case in relazione con questo cognome.

28. TAMUSSIN (1602-1999, 726, 13.1%, 87)

Secondo per numero solo a Barbolan, Tamussin appartiene naturalmente al gruppo degli autoctoni “fondatori”: anzi, la tradizione di casa Tamussin vuole che Collina stessa sia stata fondata proprio da due antenati della famiglia. Presente in anagrafe dal 1602 (un filius Leonardi De Tamosis nasce in quest’anno), è ancora oggi assai comune a Collina.

1888. Famiglia Giuseppe Tamussin (Betàn)
1888. Famiglia Giuseppe Tamussin (Betàn)

Oltre alla forma odierna e definitiva, TAMUSSIN, in anagrafe si incontra una numerosa serie di varianti: il già citato DE TAMOSIS (frequentemente DE TAMOSSIS), TAMUSINUS, TAMOSSINO, TAMOSSIN etc. Si tratta comunque, al pari del già citato Barbolan, di un endemismo schietto: tutti i Tamussin nazionali (e probabilmente anche non) sono riconducibili a Collina.
Esclusa l’origine patronimica, da altri ipotizzata, in Tommaso (nome peraltro quasi irreperibile nella genealogia familiare), nella stesura precedente avevo ipotizzato un’origine nel latino tamisium=setaccio (REW8551), da cui il collinotto temìoš (manca in Sc) e il friulano tamês (Pir1169), nel contempo lasciando sullo sfondo una possibile relazione con i toponimi locali Temós e Devóur Tamòšo. E quest’ultima mi appare oggi come la più convincente, giacché una delle case più antiche abitate dai Tamussin è proprio Muâro (v. qui di seguito), in tutta prossimità di Tamòšo37. In origine si avrebbe dunque Tamošin (la famiglia che viveva in prossimità di Tamòšo) e quindi i citati Tamossin e Tamosino precursori della forma attuale. A sua volta tamòšo sta con il friul. ciamòsse o tamòsse=argine (NP127 s.v. ciamòz), a sua volta da una base preromana *tem- *tim (da cui anche il citato Temós).
Le case con cui Tamussin è in relazione sono numerosissime: MAÇÓCOL (117), ŽILIO (119) ĞUÀN DI JÉFO (111) a CP; BETÀN (246), BRÀIDO/MEN DI JÀCOM (231), RIÇÒT/JÉFO (236), BIÈLO/SO(T)TÙTO (244), ŽIRCO (239), MUÂRO (240), MURÌT (255), CÓGU 210), MARC (219), BÒRTUL (226), PÀUR (230) a CM.

29. TOCH (1600-1997, 645, 11.7%, 85)

La grafia odierna TOCH farebbe propendere per un’origine germanica di questo cognome: in realtà, la grafia primitiva è priva della “h” finale, che viene aggiunta solo dopo il 1650.
Pur sottolineando l’incertezza riguardo all’origine del cognome, avevo in precedenza ipotizzato un toc=pezzo (Pir1194; curiosamente, manca in Sc), o lo stesso toc onomatopeico, oppure ancora l’importazione da Sappada del cognome Tach (endemismo assoluto sappadino). Pure in assenza di certezze oggi mi sembra da privilegiarsi una radice nella voce germanica tuch=stoffa o tessuto, forse soprannome di qualche cremâr emigrato di Tadésc e come tale riportato a Collina.
Una volta di più, si tratta di un endemismo, al pari di molti altri dei cognomi presenti in loco già alla fine del 1500 (il primo in anagrafe è Jacobum Toc, cg. Catarinam Barbule, 1600), come conferma anche la distribuzione odierna della popolazione nazionale (quasi il 50% a Collina, il resto comunque di derivazione locale).
MADA/TINO (126) a CP, TÒCH (206), NUŽI (229) e MATÌO (249) a CM sono le case legate al cognome.

30. TOLAZZI (1789-1997, 70, 1.3%, 8)

Giunge a Collina nel tardo ‘700 (Niccolò Tolazzo fu Domenico da Moggio, cg. Maria Pocher di GioBatta, 1789).
Cognome di probabile origine friulana (versione locale di Bortolazzi e sim.?), è ancor oggi concentrato in regione (119 su un totale di 172), e particolarmente frequente proprio a Moggio. È tuttora presente a Collina.
A Tolazzi sono legate le due case/casate PÀUR(O)/PÀUR (239) e ŠULÌN (223), entrambe a CM.

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