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Nota

Ancora in tema di evoluzione onomastica, si nota un'elevata incidenza del caso b, in cui al cambio di cognome, per lo più conseguente a matrimoni di eredi femmine, non corrisponde un mutamento dell’econimo (!?) e quindi della casa/casata. All'atto pratico, mentre nei documenti ufficiali la moglie acquisisce il cognome del marito, nella vita quotidiana il marito (e i discendenti) acquisiscono il nome della casa della moglie, assicurando la continuità del nome della casata. È da sottolineare anche l'elevata incidenza (circa il 50%) dei matronimici nelle case/casate stesse, ancora una volta a sottolineare la figura centrale della donna nella società collinotta. A titolo di curiosità e di invito alla riflessione, sottolineo come nelle case nuove, o comunque costruite negli ultimi 40 anni, i nomi di donna siano pressoché assenti (ce n’è uno solo)!

Un duro colpo a questa sorta di araldica minore – ma tuttavia fondamentale per la comprensione non solo dell'assetto urbano, ma anche della cultura e del costume – è portato oggi dalla sempre più cospicua alienazione del patrimonio immobiliare al di fuori della comunità locale.

Non si tratta né può trattarsi, come ben si può intendere, di sostituzioni o di subentri a fini residenziali: trattandosi nella quasi totalità di seconde o terze case, solo saltuariamente abitate, viene automaticamente a cadere l'associazione, l'identificazione fra la casa e i suoi abitanti, e anzi il legame di appartenenza casa-abitante viene prima rescisso e quindi capovolto. L'alienazione dell'immobile associa lo svuotamento fisico (la gente che se ne va) allo svuotamento per così dire ideale o simbolico (il nome che scompare): non c'è subentro, non c'è sostituzione. Resta l'edificio vuoto, espropriato della sua essenza di casa/famiglia e ridotto, appunto, a mero edificio.

Al di là dei crudi dati demografici e statistici, il vero impatto, l'autentica misura dello spopolamento si evidenzia qui, nella scomparsa non compensata, non riequilibrata, di cognomi e casate.

Il rinnovamento è parte integrante della vita che costantemente si rigenera, si riforma, si perpetua. Come si è visto nel capitolo relativo ai cognomi, nel passato da Collina sono scomparsi Comeleani e della Zotta, Pelegrin e Di Corona, ma altri sono giunti a sostituirsi a essi, a formare parte integrante della comunità, da Gaier e Tolazzi a De Prato e Pascolin, e a tanti altri. Oggi il ricambio si è arrestato, e si va a esaurimento. Abbiamo già accennato a come, mentre scriviamo, la stessa casata di Tamer – certamente vecchia di oltre 400 anni, ma forse antica quanto la villa stessa – scompaia per sempre da Collina.

Naturalmente, non c'è in queste considerazioni alcun intento morale o moralistico. Lo spazio che gli elementi oggettivi (statistica, date, gli stessi eventi) concedono qui alle considerazioni soggettive e personali è assai esiguo. Come raramente accade, stavolta è proprio un luogo comune a rappresentare la situazione in maniera assolutamente corretta: ***i numeri parlano da sé. ***

Non c'è neppure amarezza o rimpianto. Mestizia... concedetecene un poco.

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