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ANCORA DELLE ANIME: DEMOGRAFIA E…

Sebbene una trattazione specifica di questo argomento non fosse originariamente contemplata nei nostri piani, gli aspetti demografici dell’anagrafe meritano sicuramente più di un semplice cenno. Purtroppo è soggetto, questo, che si presta poco al dilettantismo e alla trattazione amatoriale cui invece sono costretto a fare ricorso (e non certo per demerito dei potenziali lettori).

Per di più, come già si è verificato altrove in questo stesso lavoro-zibaldone, risulta oltremodo difficile contenersi nello stretto ambito degli argomenti dei singoli, specifici capitoli: collegamenti, analogie, riferimenti, tutto spinge a travalicare i confini entro cui il titolo vorrebbe o dovrebbe circoscrivere il contenuto. In questo contesto, anche a proposito di demografia è difficile non sconfinare nel costume, se non proprio nell’aneddotica, e è precisamente ciò che si verifica qui di seguito, spero comunque con misura. Me ne scuso, una volta di più: il lettore prenda queste “fughe laterali” come un contributo alla leggibilità e alla fruibilità di un capitolo altrimenti forse un po’ indigesto, infarcito com’è di date e dati, di grafici ed elaborazioni.

Come frequentemente accade quando si ha l’imbarazzo della scelta, il primo problema è l’abbrivo: dove prendere la spinta per inoltrarsi prima nel mare magnum dei numeri e delle cifre dell’anagrafe, e poi nei mille rivoli dei dettagli e delle curiosità stimolate dagli stessi numeri.

Inoltre, nel contesto di un lavoro non specialistico come questo, è assai problematico affrontare e descrivere separatamente le stesse variabili demografiche – nascite, morti e matrimoni, a loro volta in funzione del tempo – in quanto fra loro strettamente interconnesse e interdipendenti, in una sorta di sarabanda in cui cause ed effetti sono tutt’altro che definiti, e i ruoli si invertono nel volgere di pochi anni. In tempi di elevatissima mortalità neonatale prima ancora che infantile, un elevato numero di nascite implica direttamente e immediatamente un elevato numero di morti.

Analogamente, un evento epidemico con elevato numero di decessi può a sua volta abbattere la natalità nell’immediato, come pure avere un effetto differito nel tempo sia sui matrimoni che sulle nascite. E così via.

Disponendo dell’anagrafe di 400 anni pressoché completa, insieme ad altri documenti direttamente inerenti allo stato della popolazione, il numero di dati disponibili è oggettivamente elevato. Purtroppo, una volta di più, a far difetto è l’organicità del tutto: le visite pastorali si occupano del solo “stato delle anime”, spesso omettendo di enumerarne il totale (da comunione X, cresimandi Y: e gli altri “senz’anima”?) e non sempre indicandone l’età; dei morti, l’anagrafe solo raramente registra l’età, e quasi mai la causa del decesso, e così via.

La ricostruzione di un quadro organico e strutturato è stata così forzatamente demandata a un lavoro manuale e certosino di ricerca e ricucitura letteralmente ad personam: lavoro effettuato e portato a termine con discreto successo, però con scopi diversi da quelli dell’analisi demografica, e quindi con risultati non sempre e non direttamente fruibili a questo scopo.

Non presenterò, quindi, una sistematica analisi di dettaglio per le tre principali variabili demografiche dei nati, dei morti e dei matrimoni: mi limiterò a sottolinearne alcuni aspetti peculiari o comunque particolarmente interessanti in riferimento alla realtà di Collina, lasciando agli auspicati continuatori dell’opera (sempre loro…) gli opportuni approfondimenti.

Da dove iniziare? In un soprassalto di originalità, partiamo… dall’inizio, dalla nascita.

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