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Il territorio

Collina è nell’accezione storica nome collettivo6, a indicare l’insieme delle due ville di C. Piccola e C. Grande (Culina parva e Culina magna). È oggi parte del comune di Forni Avoltri, che nell’insieme è costituito a sua volta da 5 frazioni: Forni (sede comunale), Avoltri, Frassenetto e Sigilletto, oltre naturalmente a Collina.

Il territorio comunale, procedendo in senso orario dalla sua “porta d’ingresso”, il ponte Coperto è compreso fra i comuni di Rigolato e Prato Carnico, la regione Veneto (provincia di Belluno, comune di Sappada), il confine di Stato con l’Austria, il comune di Paluzza e quindi nuovamente il comune di Rigolato7. La superficie del territorio comunale (80,407 kmq.) è situata fra gli 800 m. del ponte Coperto sul rio Fulìn, alla sua confluenza nel Degano (ma non cercate un “ponte coperto”: dell’antico manufatto in legno, bruciato al tempo delle guerre napoleoniche, non è rimasto oggi che il nome), e i 2780 m. della vetta del monte Cogliàns, limiti altimetrici che peraltro corrispondono a quelli della frazione di Collina. La parte realmente fruibile del territorio della frazione è comunque tutta al di sopra dei 1100 m. (ponte del Fulìn sull’omonimo rio, a valle dell’abitato di Collina Piccola).

L’ambiente è quindi tipicamente alpino, di alta montagna. Inoltre, come d’altra parte in tutta la Carnia, i limiti altimetrici sono considerevolmente inferiori rispetto al resto della catena alpina, nell’ordine di 300-400 m. e più. Le conseguenze sono quelle note, soprattutto sotto il profilo agro-silvicolo. Senza entrare nel dettaglio, ci sembra tuttavia utile e opportuno, nel contesto di questo lavoro, qualche riferimento più preciso alle condizioni ambientali, almeno in termini di fruibilità (disponibilità, fertilità) della risorsa territorio.

Il versante a bacìo (sin. orografica della valle, costante esposizione a N) è totalmente boscoso e quasi ovunque ripidissimo, e pertanto del tutto inadatto a qualsiasi impiego agro-pastorale. Al contrario, il versante a solatìo offre pendii meno proibitivi: un tempo probabilmente anch’essi boschivi, e successivamente deforestati nella loro parte inferiore per far luogo agli insediamenti abitativi e alle attività agricole a essi connesse, i declivi immediatamente a N dei due abitati e il breve fondovalle fra le confluenze del rio Plumbs e del rio Collinetta nel rio Morareto hanno rappresentato la quasi totalità del territorio disponibile per l’attività agricola. Oggi, con il progressivo abbandono delle colture e dello sfalcio dei prati a partire dagli anni ‘50 e ’60, il bosco sta rapidamente riguadagnando il terreno sottrattogli nel corso dei secoli dall’opera dell’uomo.

Il limite della foresta si colloca intorno ai 1600-1700 m.: al di sopra di questo limite si estende la zona a pascolo alpino che, seppure in maniera non uniforme, si spinge fino a 2000-2200 metri.

Già in tempi remoti il territorio era percorso da una fitta rete di sentieri diramantisi dai centri abitati verso i luoghi di lavoro: prato, pascolo, bosco. A questi si aggiunsero successivamente sentieri e strade militari in quota, funzionali alle esigenze belliche del 1915-18. Oggi, tutto ciò costituisce un reticolo la cui percorribilità si fa di anno in anno più problematica, sotto l’attacco congiunto della vegetazione e degli agenti atmosferici, e in pressoché totale assenza di manutenzione (questa, un tempo, oggetto di specifiche attenzioni della collettività e della vicinia: a ogni membro della comunità era fatto obbligo di fornire nell’anno alcune giornate di lavoro da dedicarsi a questa specifica mansione). Le dimensioni dei sentieri erano tali da permettere il passaggio di una persona, del bestiame, tutt’al più di una slitta per il trasporto del fieno o della legna.

1916. Strada Rigolato-Collina
1916. Strada Rigolato-Collina

La viabilità da e per il fondovalle del Degano era assicurata da due sentieri (le due strade carreggiabili, come tali, hanno entrambe meno di 100 anni).

Il primo percorso, probabilmente più antico, si sviluppava sul versante a bacìo e conduceva, attraverso il Ğùof, al Degano. Il sentiero proseguiva poi ben oltre i ponti in corrispondenza di Givigliana e Stalis, fino alla località detta Şglìnghin (probabile onomatopea per il tintinnio delle fucine, che insieme a mulini e segherie popolavano il luogo).

Sull’opposto versante, un altro sentiero, assai accidentato e difficoltoso, e in alcuni tratti largo un piede o poco più, attraverso Sigilletto e Frassenetto portava a Forni, in parte seguendo e in parte discostandosi dall’attuale tracciato della strada carrozzabile Forni-Collina.

Del tracciato di questo sentiero esiste una dettagliata e minuziosa descrizione, eseguita dal perito Antonio Pascoli il 27 luglio 1769 e conservata nell’Archivio della Curia Arcivescovile di Udine8. Fino al 1771, anno di pieno riconoscimento e di effettiva operatività della Mansioneria di Collina, in ogni stagione per i Collinotti era questa la via obbligata per assistere alla messa festiva e per ricevere i sacramenti impartiti nella parrocchiale di S. Giovanni Battista di Sopraponti, dove si trovava l’unico fonte battesimale dell’intera cura. Di qui la cinquantennale contesa fra i Collinotti e il curato per dotare la villa di mansionario prima, e di fonte battesimale poi, querelle conclusasi appunto nel 1771. Il sentiero e la descrizione stessa da parte del perito Pascoli assumono un particolare valore storico e documentale per una corretta definizione e comprensione del contesto socio-ambientale della comunità di Collina quale essa si è configurata agli inizi della propria storia e nel corso della propria evoluzione. Oltre che dalla morfologia, infatti, la mobilità sul territorio era fortemente condizionata dai fattori climatici (in parte certamente lo è ancora oggi, ma in passato doveva esserlo in misura drammatica: già pericoloso in condizioni normali9, il tracciato per la parrocchiale si trasformava d’inverno in una trappola mortale).

In presenza di neve a basse quote e con le vie di comunicazione abbastanza approssimative di cui s’è detto, sono ipotizzabili condizioni di virtuale isolamento per 4-6 mesi all’anno, e ciò fino a tempi non troppo remoti.

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