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Emigrazione ed emigranti

Inizio ‘900. Emigranti
Inizio ‘900. Emigranti

L’emigrazione da Collina e più in generale da tutta la Carnia è un fenomeno tutt’altro che recente. Sia pure con connotazioni fortemente differenziate rispetto all’emigrazione dell’800, e ancor più rispetto a quella della seconda metà del ‘900, il fenomeno migratorio è già presente e rilevante nel ‘400, come ampiamente descritto e documentato in studi e lavori anche recenti13.

L’esistenza già allora, a due secoli o poco più dalla colonizzazione e dai primi insediamenti stabili nella valle, di un consistente fenomeno migratorio è solo apparentemente contraddittoria. Paradossalmente – ma non poi così tanto – le premesse e le origini autentiche dell’emigrazione da Collina sono da ricercarsi nelle motivazioni stesse della migrazione a Collina.

In altri termini, se è vero – e l’affermazione scade persino nell’ovvio – che le origini dei fenomeni migratori sono riconducibili all’alterazione di equilibri socioeconomici, a particolari spinte e motivazioni più o meno intense e più o meno contingenti ma comunque tese a ristabilire le condizioni di equilibrio perturbato, è altrettanto vero che al venir meno, o anche al solo attenuarsi, dell’intensità o dell’urgenza delle stesse motivazioni si determina una nuova situazione di instabilità (in senso inverso, questa volta) che i medesimi meccanismi sociali di regolazione e stabilizzazione già intervenuti tendono a riequilibrare.

È questa una rappresentazione che può risultare un poco meccanicistica e riduttiva ma, tutto sommato, ci sembra abbastanza comprensibile e, soprattutto, non lontana dal vero.

In altre parole, per spingere le popolazioni delle aree contigue (percorsa da importanti vie di comunicazione, la Carnia era certamente popolata almeno sin dall’epoca romana) a colonizzare la valle del Fulìn solo nel 1200, necessariamente dovevano fino ad allora sussistere condizioni ostative a ciò, o (il che è poi la stessa cosa, almeno in termini effettuali) comunque non dovevano fino ad allora sussistere condizioni di attrattività dei luoghi tali da spostare gli equilibri socioeconomici delle stesse popolazioni circostanti.

Evidentemente, quella valle non era Shangri-la, e ben se ne possono comprendere le ragioni: ciò nonostante, qualcuno ritenne che in quel momento, in quelle condizioni, valesse la pena di andarci e andò, alla ricerca di nuovi equilibri. Quanto poi questi nuovi equilibri fossero destinati a durare, è parte integrante della storia e (anche) argomento di questa storia.

Se non all’atto della nascita dell’insediamento di Collina, su cui ci siamo dilungati nel capitolo precedente, la crescita demografica è comunque e certamente elemento preponderante nell’evoluzione degli equilibri socioeconomici della villa. E con questo non abbiamo certamente scoperto od inventato nulla, ma non può sicuramente sfuggire all’attenzione anche del più distratto o scettico dei nostri lettori che l’insediamento di Collina non è stato certo programmato o anche solo immaginato come un microcosmo in grado di fornire i mezzi di sostentamento a oltre 300 abitanti, come nei primi anni del ‘700, o a 450 persone, quante ve n’erano nel 1935.

Emigrazione dunque come elemento certamente costante, se non strutturale, della società collinotta attraverso i secoli, fino al vero e proprio spopolamento attuale. Per una trattazione più organica e approfondita degli effetti quantitativi del fenomeno migratorio si rimanda al capitolo relativo alla demografia.

Tuttavia, due sole cifre – saldo naturale e popolazione residente – bastano qui a dare un’idea della dimensione del fenomeno: in 400 anni, a fronte di un saldo naturale positivo superiore alle 1000 unità, la popolazione è passata da 150 abitanti agli inizi del meno di 100 agli albori del nuovo millennio14. Anche il profilo dell’emigrante muta assai, in sintonia con il mutare dei tempi.

Agli albori della nostra storia, alla fine del ‘500, un ritratto verosimile dell’emigrante può essere questo: maschio, adulto, in prevalenza diretto temporaneamente (con cadenza stagionale, da ottobre a maggio) all’estero, in Stiria, Carinzia, Slovenia, a esercitare il mestiere di cremâr15 (dal tedesco kramar, commerciante ambulante).

Con il trascorrere dei secoli, il ritratto dell’emigrante muta e si diversifica, fino a rendersi irriconoscibile. Nell’800 giunge a comprendere le donne e interi nuclei familiari, e si differenzia per tipologia professionale (contadini, muratori, cucitrici, donne di servizio), per destinazione (alle mete tradizionali del centro Europa si aggiungono le Americhe, l’Australia e soprattutto l’Italia nord-occidentale) e per durata (da stagionale a annuale, a permanente e definitiva).

1913. Muratori di Collina a Neumarkt (Germania)
1913. Muratori di Collina a Neumarkt (Germania)

Non è questa la sede per un’analisi sociologica del fenomeno e delle sue conseguenze: non si può tuttavia non rilevare come l’impatto sul tessuto sociale e sul territorio – soprattutto in tempi recenti – sia devastante.

Più da vicino, e coerentemente con gli obiettivi limitati di questo lavoro, ci interessa la correlazione – pur essa importante – tra flusso migratorio e onomastica, lungo il talvolta tormentato percorso dell’evoluzione dell’onomastica delle “case”, intese sia come casate che come edifici veri e propri; evoluzione cui l’emigrazione ha dato e sta tuttora dando un consistente contributo. Ultimo caso, per citare solo il più recente, la scomparsa da Collina del cognome Tamer, presente fino dal ‘500 e legato a edifici ed eventi storici importanti (per tutti, le disposizioni testamentarie di Mattio Di Tamer, che nel 1729 portarono alla costituzione della Mansioneria di Collina).

Nel sottolineare l’importanza dei flussi migratori nella storia del microcosmo collinotto non si può non ricordare, accanto alla corrente emissaria, l’esistenza di un flusso in direzione opposta, verso Collina cioè, quantitativamente modesto ma sempre presente attraverso i secoli, e di grande importanza nell’onomastica locale. Di matrice allogena, tra l’altro, case e casate “storiche” fra cui Pàur e Bòrtul, Pirucèlo e Nadalìn e molte altre, alcune di esse risalenti a tre secoli addietro: gestori di malghe, casari, fabbri, fino ai militi della Guardia di Finanza di tempi più recenti16, hanno dato nel tempo il loro contributo all’attività (come pure all’anagrafe e all’onomastica) di Collina.

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