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La liberazione

Arrivò, infine, la liberazione. «Finalmente ai Santi venne la liberazione. I campanili, muti a forza, si trovarono come per incanto imbandierati di tricolori e la gioventù del paese si ornò di coccarde italiane; ma gli italiani liberatori non si videro che molti tardi»72.

Nel dopoguerra, a dispetto dei patimenti e delle vessazioni subite, le denunce per i danni affondarono presto nella melma d'una burocrazia cieca e inaffidabile.

Invece le denuncie, modestissime per lo più, dei danni di guerra, non ebbero esito, e ciò in grazia di un emerito pescecane, imboscato tutta la guerra, da Comeglians, il quale tornato da profugo dopo la liberazione, si fece grande alfiere del patriottismo, dispensando a suo piacimento certificati di austriacantismo e di italianità presso le autorità italiane di cui era, a burla dell'onore della patria, fiduciario73.

La relazione di don Fortunato Molinaro sui danni di guerra (riquadro 13) è, a causa della sua assenza durante «l'invasione barbara», una delle più stringate tra quelle inviate dai parroci carnici all'apposita commissione d'inchiesta istituita nel dopoguerra. Da essa, comunque, si apprende che nel comune di Forni Avoltri vennero requisiti almeno 600 bovini e metalli, campane incluse, e che vi furono saccheggi di biancheria e utensili culinari74.

13 - Danni di guerra
«Forni Avoltri, 16 Gennaio 1919
In riferimento al foglio della «Reale commissione d'inchiesta sulle violazioni al diritto delle genti commesse dal nemico» mi onoro significare:
Che non essendo stato presente a questo popolo durante l'invasione barbara ho potuto semplicemente raccogliere fin da quando mi son premurato tornare fra i miei parrocchiani, grida collettive di sdegnazione contro gli invasori.
Così come nei paesi vicini anche in questo comune hanno rubato quasi tutti i bovini (n. 600) unica ragione di sussistenza per la nostra gente. Molte famiglie son restate completamente senza di quell'unico ristoro.
Mi risulta che se non completamente, almeno in parte hanno saccheggiato le case di biancheria e di utensili culinarii.
Posso con certezza asserire che della mia canonica ho semplicemente ritrovate le pareti; anche queste deturpate.
I barbari, anche in questo paese, hanno profanato la Chiesa spogliandola di campane (n. 9) e hanno denudato i campanili della lamiera di rame per il peso comulativo di kg. 512.
Ho curato e avvisato il popolo, ché ciascuna famiglia sollecitamente presenti alle autorità militari il proprio rapporto in oggetti.
Con osservanza.

Il parroco di Forni Avoltri.
Sac. Fortunato»
Reale commissione d’inchiesta, Risposta dei parroci della montagna friulana al questionario inviato dalla reale commissione d’inchiesta sulle violazioni del diritto delle genti commesse dal nemico, in Enrico Folisi (a cura di), Carnia invasa 1917-1918. Storia, documenti e fotografie dell’occupazione austro-tedesca della Carnia e del Friuli, [Comune di Tolmezzo], Tolmezzo, 2003, p. 166-167.

La relazione di don Giuseppe Simonitti, parroco di Rigolato, pur più dettagliata, rimane stringata, quasi riluttante verso le richieste di un'autorità, quella civile, riconosciuta sì, ma pur sempre altra rispetto a quella religiosa; l'aggettivazione adottata nella sua esposizione nulla concede alla retorica patriottarda del dopoguerra: «sono spiacente di poter fare ai singoli Numeri e Lettere del questionario proposto solamente quelle osservazioni che stimo degne di nota»75. Per quando riguarda le requisizioni dei bovini ricorda che «il Comune fu multato di lire trecento e di una trentina di bovini in più» per aver ritardato la consegna; in tutto vennero requisiti bovini per «700 capi piccoli e grandi lasciando ai duemila abitanti presenti appena 320 capi», 14 suini, due equini «verso rilascio di Buono. Ovini solo in cambio di bovini»; «la popolazione soffre ora le conseguenze della mancanza del latte e dei derivati», ma senza «che sia ancora per questo aumentata la mortalità». Vennero inoltre requisite la biancheria, «alcuni capi a scelta delle singole famiglie che in effetti diedero un totale di più di mille capi: pagati poco», la lana, «a scelta come sopra per un totale di Kgr. 14 e rilasciato Buono», il rame «fuori d'uso per un totale di Kgr. 240, rilasciato Buono», il fino «Kgr. 1400 e rilasciato Buono», formaggio «Kgr. 150» e burro «Kgr. 30 e non fu pagato in nessun modo»; «parte del macchinario di una segheria a forza elettrica e le campane (lasciando l'unica o la più piccola nelle singole chiese... e rilasciato buono». Alcuni maschi furono obbligati a lavori forzosi ma «soltanto in lavori comuni non pericolosi» anche se «furono retribuiti con scarso vitto e di cattiva qualità e con moneta veneta o corone sotto le quattro o cinque lire o corone». Quanto ai furti e saccheggi «l'esercito invasore fece qualche furto di biancheria e formaggio e abusiva appropriazione specie nei negozi: non mi consta di vero saccheggio».

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Scarica questo file (GuerraAltoGorto.pdf)Note sugli anni di guerra a Collina e nell'Alto Gorto (1915-18)[v. 1.1 del 22.09.2020]15 Downloads
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