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La Vicinia per i boschi

I tagli abusivi privati sì di bore che di taglie furono, dal 1800 in poi, numerosissimi e anche sfacciati, tanto che il consorzio dovette mettere un freno, benché l’abbondanza dei boschi permettesse larga tolleranza. La cosa giunse al segno che il bosco si diradava a vista d’occhio, e nonostante le dissimulazioni, ognuno sapeva degli altri. Finalmente i capifamiglia, per tranquillizzare la loro coscienza, e allo scopo di togliere ogni ulteriore disordine e violazione delle leggi boschive, il 6 giugno del 1823, si chiamarono in adunanza. I Gortana e i Zanier confessarono di aver tagliate, complessivamente e per abuso, da un anno, quasi N. 500 piante. Gli altri meno, ma quasi tutti un po' troppo. Essendo troppi colpevoli, si accordò una sanatoria generale; per l’avvenire si propose di denunciare all'autorità giudiziaria chi osasse recidere piante senza permesso del paese. Quelli che abbisognassero di legnami per costruire case o stavoli, dovevano consultare la Vicina ed ottenere il voto e pagar le piante secondo giustizia. Nei casi d’incendi si stabilì di concedere ai disgraziati, senza pagamento, le piante per riattare o rifare le fabbriche. Tanto le famiglie originarie che le avventizie le quali avessero abusato nei tagli, avuto un minimo di condonazione generale, furono multate in ragione del legname appropriatosi. Gli originari ebbero una multa di L. 275; i forestieri L. 236; complessivamente L. 511. Con metà di tale somma si beneficiarono quattro famiglie di donne bisognose; l’altra metà fu distribuita in parti uguali fra le 19 famiglie originarie.

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Scarica questo file (Memorie-di-Givigliana.pdf)Pietro Cella, Memorie di Givigliana[Lukezic, Gorizia, 1928]62 Downloads
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